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Pochi semplici accortezze e cambiamenti, possono essere fondamentali per la tua salute, perché non farlo?

Piccole modifiche dello stile di vita possono prevenire o rallentare sensibilmente il progresso della sindrome metabolica. Per riuscirci è sufficiente associare ad un po’ di moto una dieta corretta che favorisca il dimagrimento ed il mantenimento del peso forma. In molti casi un soggetto affetto da sindrome metabolica non è propriamente malato, ma ha un’alta probabilità di diventarlo se non adotta uno stile di vita più sano. La sindrome metabolica è quindi un monito che ci invita a regolarizzare le nostre abitudini (stress, alimentazione ed attività fisica) prima che sia troppo tardi. Proprio perché chi soffre di sindrome metabolica il più delle volte non è ancora malato i consigli dietetici che vengono dati riflettono esattamente quelli proposti alla popolazione generale. Anche se non esiste una dieta valida per tutti, in quanto ognuno di noi ha caratteristiche proprie (altezza, metabolismo basale e metabolismo legato alle attività giornaliere svolte). 

La dieta per la sindrome metabolica deve presentare alcune caratteristiche ben precise; riassumendone le più importanti: ipocaloricità (contenenti circa il 70% delle kcal necessarie al mantenimento del peso, in modo da consentire un dimagrimento non inferiore a 3 kg/mese); moderazione di tutte le porzioni e del carico glicemico dei pasti (moderazione del picco insulinico); equilibrio nutrizionale (55- 60% di glucidi, 30% di lipidi e 10-15% di protidi); apporto di tutte le vitamine e dei sali minerali nelle razioni raccomandate; apporto di almeno 30 g/die di fibra alimentare (modulatrice dell’assorbimento di grassi e zuccheri, regolatrice della peristalsi intestinale, saziante e prebiotica); apporto di colesterolo inferiore ai 200 mg/dL; eliminazione del sale da cucina aggiunto e limitazione degli alimenti conservati; eliminazione degli alimenti dolci.

Gli alimenti vengono suddivisi in tre categorie a seconda della frequenza di assunzione consigliata e in modo da permettere al soggetto di gestire in maniera autonoma la propria dieta, ma tenendo in considerazione le indicazioni del nutrizionista. 

Semaforo rosso per margarina, superalcolici, lardo, pancetta, salsicce, carne di maiale grassa, carni grasse, formaggi grassi, insaccati grassi (salame, mortadella, coppa e frattaglie), fritture, dolci, merendine, rosso d’uovo, bevande zuccherate, burro e oli tropicali. 

Semaforo arancione invece per grassi vegetali non idrogenati, formaggi semigrassi, carni rosse semigrasse, latte e yogurt intero, vino e birra, pasta all’uovo, prosciutto cotto, speck, soffritti, frutta secca, crostacei, anguilla, capitone, frutta zuccherina (fichi, uva e banane) soprattutto se matura e succhi di frutta. 

Semaforo giallo per oli vegetali crudi, carni magre, latte e/o yogurt parzialmente scremati, formaggi magri, uovo intero, prosciutto crudo magro, bresaola, carne di maiale magro, pasta o riso, patate, pane, bianco d’uovo, latte e/o yogurt totalmente scremati, pesce (almeno 3-4 volte alla settimana, tranne crostacei e molluschi limitati a solo una volta alla settimana) e legumi con o senza pasta (fagioli, piselli, lenticchie, ceci, fave). 

Infine, semaforo verde per quegli alimenti che possono essere consumati liberamente, quali le zuppe di verdure di stagione (da preferire: asparagi, bietole, broccoli, carciofi, funghi, indivia, spinaci, verza, zucca, zucchine), la frutta fresca non zuccherina e le verdure in genere.

Riassumendo, la sindrome metabolica offre un semplice concetto di salute pubblica ed un punto di partenza facilmente identificabile per interventi clinici capaci di ridurre il rischio dell’epidemia montante di diabete di tipo 2 correlato all’obesità, di patologia cardiovascolare e, forse, anche di cancro. La possibilità di individuare soggetti ad alto rischio soltanto con un metro da sarto, i valori pressori e tre esami di routine, ha dei vantaggi enormi. Un dato da nessuno contestato è la capacità della sindrome metabolica di predire lo sviluppo di diabete di tipo 2, infatti fino al 50% dei soggetti sviluppano il diabete nel giro di tre anni. La possibilità di individuare il soggetto a rischio con una modalità ancora più semplice della curva da carico è un’opportunità che non va trascurata. Se da un lato ha poco senso utilizzare la sindrome metabolica nel diabete conclamato, dove non aggiunge nulla in termini di predizione cardiovascolare, è indiscutibile che il soggetto con sindrome metabolica è il principale bersaglio del medico di famiglia sensibile alla prevenzione del diabete di tipo 2.

Dott. Nadir Bertozzi

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E-mail: nadir.bertozzi@gmail.com